Allattamento al seno o biberon? La sottile influenza dei media

Allattamento al seno o biberon? La pubblicità “suggerisce” biberon. E’ più comodo, più trendy, più pratico. Insomma più in. Lo scelgono donne di successo o con uno status superiore.

L’allattamento al seno invece sarebbe out, un po’ da famiglia “ordinaria”.

allattamento al seno o biberon


Sarà vero? E’ quanto racconta l’elevato numero di immagini patinate, su tv e stampa anglosassone, che rappresentano scene di neomamme e neopapà alle prese con biberon. Secondo uno studio realizzato dal “Center for Communications Research” della Brunel University, pubblicato sul British Medical Journal (9/11/2000), il numero e la qualità di questo tipo di immagini avrebbe un impatto negativo sulle donne, che sarebbero condizionate nel preferire l’allattamento artificiale rispetto a quello naturale. Si apre un nuovo capitolo della storia infinita sull’influenza dei massmedia sugli individui.

Ma i massmedia influenzano davvero comportamenti, scelte, decisioni, stili di vita di uomini e donne?

Le teorie sugli effetti sociali dei media hanno sempre avuto cicli alterni tra l’interpretazione di un potere forte dei media, cioè di una elevata capacità di condizionamento delle scelte, e l’interpretazione di un potere limitato dei media, e quindi il riconoscimento della capacità di scelta, di selezione piuttosto che di condizionamento dei consumatori.

Nel caso specifico imputare la scelta o preferenza per l’allattamento con biberon, esperienza quanto mai intima, ad una mera “suggestione mediatica” appare un’interpretazione alquanto semplicistica.

La questione è ben più complessa e richiede una valutazione che tenga conto non solo della ricchezza del mondo soggettivo, fatto di valori, convinzioni, vissuti, esperienze, gusti…, ma anche delle profonde trasformazioni delle abitudini di vita nelle grandi città, della difficile gestione dei tempi lavorativi e familiari, nonché della crescente diversificazione dei consumi culturali. A questo proposito non può sfuggire come oggi l’individuo sia sempre più selettivo e attivo nei confronti dei media, si pensi ai nuovi media interattivi o all’espansione crescente di internet, si stenta perciò ad immaginare uno stuolo di neomamme imboccate da pubblicità patinata.

Sterilità: quando preoccuparsi?

La sterilita’, intesa come difficolta’ di concepire, e’ generalmente definita come l’ assenza di gravidanza in un periodo di dodici mesi dall’inizio di rapporti sessuali regolari e non protetti.
Tuttavia, questo concetto deve essere interpretato nella giusta maniera, perche’ potrebbe condurre all’errata nozione che, se una gravidanza non si verifica nel ristretto periodo di tempo di un anno, allora sia necessario iniziare immediatamente un trattamento.

E’ quanto viene sottolineato da un recentissimo articolo pubblicato dalla rivista The Lancet (vol. 355) del 3 giugno 2000.

sterilità quando preoccuparsi


Tale articolo ribadisce che il processo della riproduzione e’ complesso e dipende da formidabili variabili che non possono essere esattamente conosciute. Tra questi, la produzione di un seme valido da parte dell’uomo (spermatogenesi) e di cellule ovo da parte della donna (ovogenesi), il tipo e la frequenza di rapporti sessuali, il trasporto dei gameti, la fertilizzazione, la migrazione dell’embrione dalla tuba verso l’utero ed il successivo impianto, con sviluppo dell’embrione sono elementi fondamentali e talmente complessi da risultare impossibile una loro “limitazione” in un modello statistico.

La fertilita’ mensile varia poco in una stessa coppia a seconda dei mesi, ma varia moltissimo tra una coppia e l’altra. Quindi non si puo’ applicare lo stesso modello e la stessa aspettativa di gravidanza a tutte le coppie, poiche’ il tempo necessario ad avere una gravidanza varia con il variare della fertilita’ mensile: maggiore e’ questa, minore e’ il tempo necessario.

E’ senz’altro vero che la probabilita’ di gravidanza aumenta nel corso dei 12 mesi e che tale aumento e’ meno significativo e minore in percentuale se la gravidanza non si e’ verificata entro 1 anno o peggio entro 3 anni. Infatti la percentuale di gravidanze e’ dell’80% circa nei primi 12 mesi, poi si riduce al 49% alla fine del secondo anno. Cio’ vuol dire pero’ che una coppia su due che non ha concepito nei primi 12 mesi, puo’ ancora farlo nel secondo anno!!! Tale percentuale tuttavia si riduce drammaticamente se la gravidanza non si e’ verificata entro il secondo anno.

Quindi il concetto che se una coppia non ottiene una gravidanza nei primi 12 mesi necessita di trattamento potrebbe non essere corretto. Aspettare ancora un anno consente ad 1 coppia su 2 di concepire senza alcun trattamento!!!

Recentemente, i mass media hanno amplificato alcune osservazioni secondo le quali la qualita’ del seme maschile si sia ridotta gradualmente nel corso di questo secolo, soprattutto dagli anni 50 in poi. Allarmi in gran parte ingiustificati hanno indicato contaminanti ambientali come responsabili di tale decremento, portando alla amplificazione terroristica di inconsce paure di porre fine alla propria specie. Tuttavia, ancora una volta l’osservazione reale, concreta, dimostra che, se tale fenomeno e’ vero, esso non si e’ associato ad una riduzione delle gravidanze, ma anzi all’ opposto, cioe’ ad una riduzione dei tempi di ottenimento delle stesse.

Acido Folico e spina bifida

La spina bifida fa parte dei difetti del tubo neurale, che si producono nell’ embrione tra 24 e 28 giorni dopo il concepimento. La spina bifida e gli altri difetti del tubo neurale si producono quando il tubo neurale non si chiude in modo adeguato. Potenzialmente, ogni bambino e’ a rischio qualunque sia la eta’ della madre, se e’ la prima o una successiva gravidanza, anche se in assenza di familiarita’ per un difetto di tale tipo e se la madre gode di ottima salute.

acido folico e spina bifida


Nella spina bifida, una o piu’ ossa nella spina dorsale non si sviluppano normalmente e lasciano uno spazio, che espone le meningi ed il midollo spinale al danno indotto dal liquido amniotico. Questo puo’ significare un futuro di dipendenza da altre persone, e l’ incapacita’ di camminare o controllare la propria vescica. Peraltro, la condizione puo’ essere di lieve gravita’ e puo’ risultare in nessun danno permanente. Il rischio e’ aumentato di 10 volte in presenza di un precedente figlio affetto, sottolinenado l’importanza di fattori ereditari. Oltre a fattori ereditari, assai importanti sono i fattori nutrizionali. La malnutrizione ha prodotto nella storia vere e proprie "epidemie" di spina bifida, come durante la Grande Depressione degli anni 30 o la “fame” olandese nella Seconda Guerra Mondiale. Recentemente si è dimostrato il valore dei folati nel prevenire tali difetti.

Come ridurre il rischio?

I folati e l’acido folico (la forma sintetica), sono vitamine che riducono il rischio di un difetto del tubo neurale. Studi approfonditi hanno dimostrato che le donne che aumentano la loro assunzione di folati o acido folico riducono il rischio di difetti del tubo neurale. Il modo piu’ semplice per assumerne abbastanza e’ prendere la vitamina come supplemento. La dieta mediterranea è ricca di folati: essi sono contenuti ad esempio nelle arance e nei cavolini di Brussels. Tuttavia prendere la vitamina come supplemento e’ importante perche’ questo e’ il solo modo per essere certi di assumerne in quantita’ sufficiente.

Quando bisogna assumerlo e in quali dosi?

Dal momento in cui si sospende la contraccezione fino alla 12ma settimana di gravidanza. Nella donna non a rischio sono consigliati 400 microgrammi di acido folico al giorno. Nella donna a rischio (cioe’ con un figlio precedente affetto oppure se il difetto e’ presente nei genitori oppure se assumono alcuni tipi di farmaci) bisogna assumerne 10 volte di piu’ (raccomandazione del Dipartimento della Sanita’ Britannico).

E’ dannoso?

Non c’e’ alcuna evidenza di danni dovuti all’assunzione di acido folico in donne in eta’ fertile.

La menopausa maschile: cosa è e come si cura.

La menopausa vera e propria e’ definita come l’interruzione dell’attivita’ delle ovaie con cessazione dei cicli mestruali. E’ dovuta alla caduta degli estrogeni ed e’ accompagnata da vari sintomi, psicologici e fisici. L’ esistenza di una “menopausa maschile” e’ dibattuta.

menopausa maschile cosa è e come si cura


Lo dimostra un articolo pubblicato sul prestigioso British Medical Journal (VOL 320, 25 marzo 2000). I sintomi legati alla “menopausa maschile” sarebbero psicologici (depressione, irritabilita’), e fisici (vampate e sudorazioni, JAMA 1944; 126: 472), riduzione del desiderio, problemi di erezione, facile affaticamento, scarsa concentrazione, perdita della memoria, oltre che peggioramento della osteoporosi.In questi soggetti, i livelli del testosterone (l’ormone “maschile”) tendono a ridursi, soprattutto in persone obese, che fumano o che sono sotto stress.

Secondo i sostenitori della “menopausa” maschile, in soggetti che presentano i sintomi descritti, bisognerebbe dosare il testosterone e se esso risultasse sotto un valore soglia di 300 nanogrammi/decilitro (ma c’e’ una forte variazione) bisognerebbe somministrare testosterone secondo le linee guida dell’ Organizzazione Mondiale della Sanita’ (1992).Tuttavia non tutti i ricercatori sono d’accordo. I contrari osservano che in tutti gli studi in cui si e’ somministrato testosterone a soggetti rispondenti ai requisiti sopra descritti, non si e’ mai riusciti a dimostrare alcun effetto che ci si poteva attendere dalla terapia, come l’aumento della forza muscolare e dell’attivita’ sessuale. Dunque il dibattito continua!

Depressione Postpartum


DEPRESSIONE POSTPARTUM
Si stima che dal 50 al 75 % delle donne affrontino nel postpartum da forme lievi a forme severe di disordini emozionali ...

Non tutti i disordini emozionali del postpartum sono vera depressione, si distinguono 3 gruppi di disturbi:


1) postpartum blues (baby blues)
2) depressione postpartum
3) psicosi postpartum

Ognuna di queste condizioni è comunque sempre trattabile. La soluzione sta nel riconoscere che qualcosa non va e cercare aiuto per recuperare la gioia della maternità.

depressione post partum e baby blues


Baby blues

Durante la prima settimana dopo il parto si stima che circa il 70% delle madri risenta di sintomi associati con questa forma lieve e transitoria di disordine emozionale. La comparsa dei primi sintomi si ha già subito dopo il parto mentre il picco cade all'incirca il sesto giorno:

-Affaticamento
-Astenia
-Difficoltà di concentrazione
-Perdita di interesse verso il bimbo
-Ansia e paura
-Tristezza
-Irritabilità
-Cambiamenti repentini di umore
-Crisi di pianto anche immotivato
-Riduzione di appetito
-Insonnia
-Perdita di stima in se stessi

Non esiste una causa singola identificata con certezza, probabilmente si tratta di un insieme di fattori scatenanti tra cui la caduta repentina dei livelli ormonali tipici della gravidanza (estrogeni e progesterone) con crescita relativa dei livelli di prolattina, l'ormone che regola la lattazione. E' sorprendente la somiglianza di questo quadro ormonale con ciò che mensilmente accade con la mestruazione e altrettanto sorprendente è la correlazione con la maggiore facilità con cui le donne che soffrono di sindrome premestruale possano poi incorrere nel baby blues. Non vanno trascurati la stanchezza per un lungo travaglio e la mancanza di sonno e non ultima l' inadeguatezza al nuovo ruolo di madre. Normalmente il quadro recede in 1 o 2 settimane, spontaneamente, anche se qualcosa si può fare per ridurne l'intensità:

-Recuperare il sonno approfittando dei momenti in cui il bimbo dorme
-Richiedere esplicitamente aiuto da parenti e amici senza credere che la richiesta di aiuto dichiari il vostro fallimento come madre
-Le pulizie di casa possono essere meno impegnative o delegate ad altri
-Dedicarsi all'esercizio fisico, sotto il controllo del vostro medico di fiducia
-Svagarsi (lettura, cinema, socializzazione)
-Usare un regime dietetico non troppo restrittivo (il peso acquisito durante la gravidanza può in parte persistere fino a che si allatta)
-Evitare fumo alcolici e caffeina

Depressione Postpartum

La vera depressione postpartum è invece meno frequente e si attesta su un 10% delle nuove madri. I sintomi compaiono più tardivamente, circa 1-2 mesi dopo il parto e possono perdurare anche fino ad un anno. I sintomi sono gli stessi presenti nel baby blues ma l'intensità è notevolmente maggiore. Per esempio le madri affette da baby blues riescono sempre a dormire mentre il loro bimbo riposa, chi invece soffre della vera depressione postpartum non riesce a dormire neppure nei momenti di pausa del frenetico accudire al bimbo. Alcune madri sperimentano una paura di poter nuocere al bimbo anche se poi raramente questo accade realmente. La causa è ignota ma c'è correlazione con la preesistente manifestazione di disturbi ossessivo-compulsivi o familiarità per disturbi dell'umore o depressione. Ha peso anche l'eventuale rapporto conflittuale con la madre o con il partner, l'esperienza negativa di gravidanza travaglio e parto, l'assenza di aiuto e interesse da parte di familiari e amici. Non è possibile curarsi da soli e i metodi descritti per il baby blues non sono efficaci. Spesso purtroppo le donne che soffrono di depressione postpartum rifiutano aiuto e non accettano di riconoscere di avere un problema che necessita di terapia. E' infatti necessario in questi casi affidarsi a psichiatri che con psicoterapia e farmaci antidepressivi possono risolvere il quadro.

Psicosi Postpartum

A differenza dei precedenti questo è un quadro severo ma fortunatamente assai raro (1:1000). L'intervento deve essere immediato. La comparsa dei sintomi cade nelle prime 2 settimane dopo il parto, le manifestazioni sono francamente specifiche. C'è alternanza di episodi maniacali o depressivi talora schizofrenici. Le donne affette presentano:

-Allucinazioni
-Insonnia
-Agitazione psicomotoria
-Digiuno
-Confusione grave
-Amnesia
-Intento suicida

Le cause sono le stesse che generano la psicosi anche al di fuori della gravidanza e molte delle donne affette già hanno avuto sintomi psicotici in precedenza. La criticità del quadro impone un trattamento repentino. E' pressochè d'obbligo la ospedalizzazione del paziente. La terapia verterà su farmaci antipsicotici.

Incredibile: 3 Gemelle identiche nate senza inseminazione

Quando Karen Gilbert ha appreso di essere incinta di tre gemelli identici estremamente rari , è rimasta allo stesso tempo stordita e felice. Più tardi in gravidanza, le fu detto che poteva scegliere di tenere solo uno o due di loro . Ma la signora Gilbert e suo marito Ian sono stati determinati ad avere le loro tre bambine . Ora Ffion , Madison e Paige sono tornate a casa dall'ospedale .
La signora Gilbert , 32 anni, ha detto : ' La gravidanza è stata molto faticosa , ma ora sto prendendo il mio tempo per recuperare e per conoscere le mie tre belle ragazze . Mr Gilbert , un manager 34enne , ha detto : ' Non abbiamo potuto prendere in considerazione di scegliere - erano le nostre bambine .' . Tre gemelli identici si verificano quando un uovo si divide in tre, c'è una sola possibilità su 200 milioni quando non c'è l'inseminazione. La coppia del Galles ha anche un'altra figlia, Faye di 3 anni.

I Frutti di Bosco aumentano la fertilità

I Frutti di Bosco sono un toccasana per la fertilità sia maschile che femminile. Aiutano inoltre lo sviluppo di una gravidanza sicura diminuendo il rischio di aborto spontaneo.

Uno studio americano ha infatti scoperto che i frutti di bosco hanno una serie di nutrienti fondamentali sia per la fertilità che per la gravidanza.
Il loro mix di Vitamina C, Magnesio per la produzione di testosterone, antiossidanti per la salvaguardia degli spermatozoi e fibre sarebbe un valido alleato per le coppie in cerca di un figlio.



Nei lamponi inoltre la presenza di acido folico incrementa la fertilità femminile.